Buju Banton: dalla Dancehall Giamaicana al Successo Mondiale
Buju Banton Biography

Buju Banton: La Voce dell’Evoluzione del Reggae e Dancehall

Buju Banton, nato come Mark Myrie il 15 luglio 1973 a Kingston, Giamaica, è un leggendario artista reggae e dancehall conosciuto per la sua voce potente e la sua musica influente.

young buju banton
Un giovane Buju – Foto da Buju Official su Facebook

Cresciuto nel povero quartiere di Salt Lane come il più giovane di quindici figli, Buju proviene da una famiglia di lavoratori con profonde radici legate ai Maroons, guerrieri africani che fuggirono dalla schiavitù e lottarono per la libertà. Sua madre gli diede il soprannome “Buju”, che significa frutto dell’albero del pane, mentre “Banton” fu aggiunto in seguito come omaggio a una delle sue ispirazioni musicali, Burro Banton.

Buju iniziò a fare il toasting* da adolescente, sviluppando le sue abilità con i sound system locali prima di registrare il suo primo singolo, “The Ruler”, all’età di 14 anni. I suoi primi lavori, tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, erano fortemente incentrati sulla dancehall, caratterizzati da testi provocatori ed energici.

*Il toasting (o toastin’ o toast o chatting) è uno stile vocale usato nella musica reggae che consiste nel parlare o cantare/cantilenare sopra un riddim o un beat, ovvero parti di brani musicali essenzialmente composte da percussioni.

Nel 1992, Buju aveva già battuto il record di Bob Marley per il maggior numero di singoli al primo posto in un solo anno in Giamaica, grazie a successi come “Batty Rider” e “Bogle”. Il suo album di debutto, “Mr. Mention”, pubblicato quello stesso anno, fu un enorme successo e lo consacrò come una stella nascente.

Ottenne attenzione internazionale con l’album del 1993 “Voice of Jamaica”, pubblicato sotto Mercury Records. Questo progetto includeva canzoni potenti come “Operation Ardent”, un commento contro la brutalità della polizia, e “Deportees (Things Change)”, che affrontava le difficoltà degli immigrati giamaicani. L’album includeva anche “Willy (Don’t Be Silly)”, un invito a praticare sesso sicuro, dimostrando la disponibilità di Buju ad affrontare temi seri attraverso la sua musica.

La metà degli anni ‘90 segnò un punto di svolta nella carriera di Buju, quando abbracciò la fede Rastafariana, orientando la sua musica verso la spiritualità e la consapevolezza sociale. Il suo album del 1995, “‘Til Shiloh”, mostrò questa trasformazione, mescolando reggae roots con dancehall e includendo classici come “Untold Stories”, “Not An Easy Road” e “Til I’m Laid To Rest”. Questo album fu un capolavoro che dimostrò la versatilità e la profondità artistica di Buju.

Due anni dopo, l’album “Inna Heights” continuò questo approccio ispirato ai roots, ricevendo elogi per i suoi messaggi coscienti e il suo suono autentico.

Buju Banton live performance
Foto da Buju Official su Facebook

Nel corso degli anni, Buju ha continuato a espandere il suo stile musicale, incorporando elementi di hip-hop, R&B e folk, rimanendo però sempre fedele alle sue radici reggae. Le sue collaborazioni si sono estese oltre il reggae, lavorando con star del rap americano come Fat Joe e band rock come i Rancid. Ha anche mantenuto uno stretto rapporto con la famiglia Marley, consolidando ulteriormente il suo posto nella storia del reggae.

Insoddisfatto di come le major trattavano la sua musica, Buju fondò la sua etichetta, Gargamel Music, dandogli il controllo creativo e permettendogli di coltivare giovani talenti. Durante questo periodo, produsse album come “Unchained Spirit” (2000) e “Friends for Life” (2003), dimostrando il suo desiderio di raggiungere un pubblico più ampio senza perdere autenticità.

Nel 2009, pubblicò “Rasta Got Soul”, un album lodato per il suo ritorno al reggae roots. Tuttavia, la sua carriera subì un duro colpo quando venne arrestato nello stesso anno in Florida per accuse legate alla droga. Durante un periodo turbolento di due anni, Buju affrontò diverse sfide legali, inclusa una dichiarazione di processo nullo. Nonostante ciò, pubblicò il suo decimo album, “Before the Dawn”, che vinse il Grammy Award per il Miglior Album Reggae. Sfortunatamente, solo due settimane dopo, Buju fu condannato.

buju banton
Foto da Buju Official su Facebook

Buju Banton fu rilasciato dal carcere dieci anni dopo, nel 2018, e tornò immediatamente alla musica. Il suo concerto di ritorno nel marzo 2019 al National Stadium della Giamaica fu un enorme successo, dimostrando che la sua fanbase era rimasta fedele. Nel 2020, pubblicò “Upside Down 2020”, il suo primo album in un decennio, con collaborazioni con John Legend, Pharrell Williams, Stephen Marley e Stefflon Don. L’album fu ben accolto, segnando il suo trionfante ritorno sulla scena musicale.

Nel corso degli anni, Buju ha continuato a pubblicare singoli e collaborare con artisti di diversi generi. Si è anche dedicato a cause benefiche attraverso la sua Buju Banton Foundation, che si concentra nell’aiutare i bambini a rischio in Giamaica e oltre.

Il viaggio di Buju Banton, da giovane artista ambizioso a icona rispettata del reggae, è una testimonianza del suo talento, della sua resilienza e del suo impegno nel diffondere messaggi positivi attraverso la sua musica. Nonostante le difficoltà affrontate, la sua voce continua a ispirare fan in tutto il mondo.

Fonti
Buju Banton Biography by Steve Huey on allmusic.com
Interview and Biography on reggaeville.com

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