Burning Spear: Storia, Origine del Nome e Roots Reggae
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Burning Spear: Roots reggae, storia e il fuoco della resistenza

Pochissimi artisti reggae portano il peso della storia con la stessa profondità e coerenza di Burning Spear. Nato Winston Rodney a St. Ann’s Bay, Jamaica, nel 1945 o 1948*, la sua musica ha accompagnato l’epoca del roots reggae e, allo stesso tempo, l’ha definita.

*Esiste ancora una divergenza significativa tra fonti autorevoli sull’anno di nascita: 1945 o 1948.

Da St. Ann’s Bay a Studio One

Rodney è cresciuto nella stessa parrocchia di Bob Marley, ed è stato proprio Marley a spingerlo verso Kingston, suggerendogli di bussare alle porte di Studio One, il cuore pulsante della musica giamaicana. Come racconta Burning Spear sul suo sito ufficiale:

“Stavo camminando sulle colline di St. Ann’s quando incontrai Bob. Lui stava andando alla sua fattoria, con un asino, dei secchi, una forca e il machete. Parlammo da uomo a uomo e gli dissi che volevo entrare nel mondo della musica. Bob mi rispose: ‘Va bene, vai a Studio One’.”

Quel consiglio cambiò tutto. Nel 1969, il produttore Coxsone Dodd registrò il primo singolo di Rodney, “Door Peeper”. Ed è sempre a Studio One che Burning Spear incise i suoi primi due album fondamentali: Burning Spear e Rocking Time.

Winston Rodney aka Burning Spear - photo from burningspearwebsite.com
Winston Rodney aka Burning Spear – foto da burningspearwebsite.com

L’origine del nome Burning Spear

Winston Rodney iniziò la sua carriera in un gruppo vocale chiamato Burning Spear, inizialmente un duo con Rupert Willington, poi diventato trio con Delroy Hinds.

A metà anni ’70 Rodney intraprese la carriera solista, mantenendo il nome Burning Spear.

La scelta non fu casuale. Il nome è carico di significato e si ispira a Jomo Kenyatta, leader della lotta per l’indipendenza del Kenya. “Jomo” viene spesso tradotto dal kikuyu come “lancia ardente, fiammeggiante” (in inglese, Burning Spear). Fin dall’inizio, storia e resistenza erano parte integrante della musica di Winston Rodney.

In un’intervista di Jason Gross per Perfect Sound Forever, Burning Spear spiegò così la nascita del suo nome d’arte:

“Il nome viene dal Kenya. Jomo Kenyatta: così lo chiamavano, Burning Spear. Fu il primo presidente della Repubblica. Prima ancora di cantare la mia prima canzone, cercavo un nome. Una persona anziana mi parlò di Jomo. Io, a dire il vero, non sapevo molto di lui. Ma quella persona pensava che, per il tipo di melodie e testi che stavo portando, fosse il nome giusto. E così nacque Burning Spear.”

The Burning Spear vocal group - photo from reggaeville.com
Il gruppo vocale Burning Spear – foto da reggaeville.com

Le prime registrazioni e la nascita di un suono

All’inizio come gruppo vocale, Burning Spear pubblicò diversi singoli per Studio One, tra cui il successo giamaicano “Joe Frazier (He Prayed)”. Album come Studio One Presents Burning Spear (1973) e Rocking Time (1974) mostravano già gli elementi chiave del suo stile: voce scandita, quasi cantilenante; forte intensità spirituale; temi di Africa, rimpatrio e liberazione nera.

Gli arrangiamenti erano quelli classici di Studio One, ma il messaggio era chiaramente militante e profondamente rastafariano.

Marcus Garvey: una pietra miliare del roots reggae

Nel 1975, Rodney lasciò Studio One e iniziò a collaborare con il produttore Jack Ruby. Il risultato fu Marcus Garvey, uno degli album più importanti della storia del reggae, spesso citato come il disco definitivo del dread roots.

Registrato al Randy’s Studio 17 e mixato al Joe Gibbs Studio, l’album rivoluzionò il suono roots. Gli arrangiamenti di fiati della Black Disciples band avevano un timing lento, sospeso, che lasciava spazio al canto ipnotico di Spear. Il risultato era un suono più pesante, profondo e meditativo.

Island Records ne curò la distribuzione internazionale, portando Burning Spear a un pubblico globale. Tuttavia, Rodney non accettò mai del tutto i remix dell’etichetta, che velocizzò i brani e schiarì il suono per renderlo più “digeribile” al pubblico rock. Da questo scontro nacque Garvey’s Ghost, album dub che ancora oggi è un culto per i collezionisti di vinile in cerca del peso originale delle sessioni.

Indipendenza totale e album classici

Determinato a mantenere il controllo creativo, Rodney iniziò ad autoprodursi e a pubblicare musica sulle proprie etichette. Album come Man in the Hills (1976), Dry & Heavy (1977) e Social Living (1978) consolidarono la sua reputazione come storico del reggae e voce spirituale di riferimento. I suoi testi non erano semplici canzoni: erano lezioni, sermoni, richiami alla coscienza.

Burning Spear performing - photo from burningspearwebsite.com
Burning Spear in concerto – foto da burningspearwebsite.com

Potenza dal vivo e riconoscimento internazionale

Burning Spear divenne un performer formidabile, portando la sua musica in tour nel Regno Unito e negli Stati Uniti e partecipando regolarmente al Reggae Sunsplash. La sua apparizione nel film Rockers (1979), con l’interpretazione a cappella di “Jah No Dead”, è diventata leggendaria.

Durante gli anni ’80 e ’90 continuò a pubblicare dischi restando fedele alla filosofia rastafariana, anche mentre il reggae cambiava pelle intorno a lui.

Dopo un lungo periodo di “ritiro” iniziato intorno al 2016, Burning Spear è tornato sul palco nel 2022 e ha pubblicato un nuovo album in studio, No Destroyer, nel 2023.

Grammy e forza nella maturità

Dopo numerose nomination, Burning Spear vinse finalmente il Grammy Award nel 2000 con Calling Rastafari, un album profondo e introspettivo che dimostrò quanto il suo messaggio fosse ancora urgente.

Il 15 ottobre 2007, Winston Rodney ha ricevuto l’Order of Distinction (Officer), una delle più alte onorificenze giamaicane, motivo per cui viene spesso citato come Burning Spear, OD.

Negli anni successivi ha continuato a pubblicare album solidi come Freeman e Our Music sulla sua etichetta Burning Music, rimanendo completamente indipendente.


Burning Spear – Domande frequenti (FAQ)

Perché Winston Rodney si chiama “Burning Spear”?

Il nome si ispira a Jomo Kenyatta, primo Presidente del Kenya. Si ritiene che in kikuyu “Jomo” significhi “lancia ardente”, un simbolo di forza, leadership e coraggio. In inglese, lancia fiammeggiante si traduce come burning spear. Rodney lo scelse inizialmente per il suo trio vocale, diventando poi il suo nome solista.

Burning Spear è ancora attivo (inizio 2026)?

Sì. Dopo aver annunciato il ritiro dai tour nel 2016, è tornato sul palco nel 2022 con concerti “Fan Appreciation” e ha continuato a esibirsi in date selezionate nel 2025 e 2026.

Quanti Grammy ha vinto Burning Spear?

Ha vinto due Grammy Award come Best Reggae Album: Calling Rastafari (2000) e Jah Is Real (2009). In totale ha ricevuto 13 nomination.

Fonti:
Biografia ufficiale di Burning Spear su burningspearwebsite.com
Biografia di Jo-Ann Greene su allmusic.com
Biografia su udiscovermusic.com

Intervista per Perfect Sound Forever
Foto da burningspearwebsite.com e reggaeville.com

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